Herakut: un murale di speranza contro la fine del mondo

“Anche se sapessi che domani il mondo sarà distrutto, pianterei comunque il mio melo”. Questa frase, falsamente attribuita a Martin Lutero, simboleggia la speranza, la resilienza e la convinzione che agire (piantare un albero) sia utile, anche se sembra futile. È interpretato come un obbligo morale di agire correttamente indipendentemente dal risultato. Una frase che oggi risuona più attuale che mai a causa dell’attuale situazione nel Golfo. E quindi, perché non parlarvi del celebre murale di Berlino che si ispira a questa famosa frase di speranza? “Wenn ich wüsste, dass morgen die Welt untergeht, dann würde ich heute einen Apfelbaum pflanzen” è il titolo del murales del duo Herakut che troneggia sulla facciata della biblioteca Heinrich Böll, a pochi passi dalla stazione del Ring di Greifswalder Strasse.

È impossibile non notarlo, sia per la sua bellezza che per la sua grandezza. Ogni volta che viaggio con il Ring verso est, volgo lo sguardo alla mia sinistra per ammirare il murale mentre il treno si avvicina alla stazione. Per anni mi ha affascinato, ma non ho avuto molte occasioni di godermelo da vicino. Poi, complice una giornata di sole un paio di anni fa, ne ho approfittato per fare una sosta e ammirare il murales di Herakut a grandezza naturale, per poterne carpire ogni minimo particolare.

L’opera raffigura una giovane donna con un bambino seduto sulle ginocchia. Lei gli appoggia una mano sulla testa e i due si guardano negli occhi, in un momento semplice ma carico di tenerezza. Alle loro spalle compare un altro bambino che accarezza i lunghi capelli della donna mentre osserva la scena. A uno sguardo più attento, però, emerge il dettaglio più suggestivo: i capelli sottili dei bambini si trasformano lentamente in rami di alberi dai quali sbocciano piccoli fiori. Un’immagine simbolica che richiama l’idea dei bambini come fiori – o, per restare nella metafora, come i meli – del nostro futuro.

Il titolo del murale come detto riprende una celebre citazione attribuita a Martin Lutero. Sul muro la frase compare tradotta in molte lingue diverse, quasi a voler riflettere la natura multiculturale di Berlino e quel senso di appartenenza condivisa che la città cerca di costruire ogni giorno. C’è poi un dettaglio che rende questo murale ancora più speciale: il coinvolgimento diretto della comunità. Per tradurre la citazione di Lutero, infatti, gli artisti hanno chiesto aiuto ai loro follower sui social. Sono stati proprio loro a inviare le traduzioni nelle diverse lingue. Oggi quelle parole compaiono sul vestito della donna raffigurata nel murale, in oltre venti lingue diverse, tra cui arabo, russo, turco, ebraico e ucraino.

“Il nostro obiettivo è trovare pensieri positivi, renderli visibili attraverso i nostri media e condividerli con quante più persone possibile. Diffondere il positivo è il fulcro del nostro lavoro di sensibilizzazione.” ha dichiarato il duo Herakut quando ha presentato l’opera nel 2015. Il murale è infatti stato realizzato nell’ambito di One Wall, un progetto dell’Urban Nation Museum for Contemporary Art di Schöneberg. Il motto dell’iniziativa era “One Wall, One Message”.

E quale miglior messaggio di pace e speranza se non quello di immaginarsi un futuro radioso, nonostante il brutto che ci circonda. Ieri, come oggi!

Si può ammirare questa opera d’arte in Greifswalder Straße 87-88, a pochi passi dall’omonima stazione metro. Considerando che il duo è inattivo dal 2020 – anche se non è mai stato annunciato ufficialmente uno scioglimento della collaborazione – il murale “Wenn ich wüsste, dass morgen die Welt untergeht, dann würde ich heute einen Apfelbaum pflanzen” rappresenta anche una testimonianza artistica viva di uno degli attori principali della street art tedesca degli anni 2010. Nella speranza che tornino a collaborare e a regalare nuovi murales a Berlino!

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