Quando la Stasi spiava James Bond

Durante la Guerra Fredda, il Checkpoint Charlie era uno dei luoghi più conosciuti al mondo. Qui, nel cuore dell’Europa, Stati Uniti e Unione Sovietica si fronteggiavano a distanza di poche decine di metri. Un fazzoletto di città diventato simbolo della divisione del mondo. Il posto divenne celebre nel 1961 per il celebre incidente dei carri armati, quando mezzi americani e sovietici si trovarono l’uno di fronte all’altro in un equilibrio tesissimo. E fu teatro anche della tragica morte di Peter Fechter, il giovane che tentò di attraversare il Muro proprio nei pressi del valico, lasciato agonizzare sotto gli occhi impotenti di chi stava dall’altra parte.

Per il grande pubblico, però, a rendere ancora più conosciuto il Checkpoint Charlie fu il cinema. Nel 1983 uscì nelle sale “Octopussy”, film della saga di James Bond ambientato in piena Guerra Fredda. L’agente segreto più famoso del mondo si muove tra Inghilterra, Germania Est e Unione Sovietica per sventare un intrigo internazionale (tranquilli, niente spoiler!).

Quello che non tutti sanno è che, durante le riprese, anche James Bond finì nel mirino della Stasi, il temuto servizio segreto della Germania Est. Il 10 agosto 1982 la produzione venne infatti monitorata dagli agenti, come dimostrano documenti oggi consultabili che raccontano nei minimi dettagli le operazioni di sorveglianza.

La Stasi documentò tutto con precisione quasi maniacale: “Dalle 09:34 alle 11:25 le riprese sono state effettuate da quattro postazioni”, si legge nel rapporto (lo trovate a questo link). Ma accadde qualcosa di imprevisto. Durante le riprese, una Mercedes nera percorse la Kochstraße in direzione del Checkpoint Charlie e, secondo il documento, violò il confine di Stato per quattro volte, avanzando di quattro o cinque metri oltre la linea.

Alla guida c’era proprio James Bond. E così, almeno per finzione cinematografica, riuscì a fare ciò che molti cittadini della Berlino Est non erano riusciti a compiere nei loro tentativi di fuga: attraversare il confine della Repubblica Democratica Tedesca. Perché la Stasi lasciò correre? Anche questo è riportato nei verbali. Gli agenti pensarono che si trattasse semplicemente di riprese autorizzate e che l’auto appartenesse a un diplomatico diretto al valico. Il rapporto si chiude annotando che le riprese terminarono alle 13:33 e che non vi fu “alcun impatto sui viaggi transfrontalieri”.

La prossima volta che passerete dal Checkpoint Charlie, o se vi capiterà di rivedere “Octopussy”, ricordatevi questa storia. Perché negli anni ’80 la Stasi controllava tutto e tutti. Persino James Bond.

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