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Lo spettacolo di Broadway che fa indignare i tedeschi

“Anna Frank ha mai saputo di essere una persona privilegiata?” Questa domanda, che è stata fatta veramente e discussa da persone in un thread di Twitter che è diventato virale nel 2022, è l’ispirazione dietro Slam Frank. Il musical in scena a Broadway immagina cosa succede quando una compagnia teatrale progressista decide che forse “non è più il momento per mettere al centro questi ebrei europei bianchi, eterosessuali e privilegiati” (citazione). E così, nel tentativo di rendere il nostro mondo un posto migliore, questa eroica compagnia teatrale immaginaria trasforma la vera storia di Anne Frank in un musical afro-latino hip-hop intersezionale, multietnico, genderqueer, decolonizzato, anticapitalista e iper-emancipato!

Lo show “Slam Frank”, in scena a New York, è rapidamente diventato un caso internazionale, innescando una bufera di polemiche che ha toccato il cuore della Germania e la sua sensibilità storica. Presentando una versione di Anna Frank radicalmente rivisitata — un’adolescente pansessuale e latina — lo spettacolo si propone come una satira sui temi della politica identitaria e del dramma storico. Tuttavia, il modo in cui affronta la figura simbolo dell’Olocausto ha sollevato forti critiche, soprattutto da parte del pubblico e dei media tedeschi.

Il fulcro di “Slam Frank” è l’intento esplicito di satirizzare la cultura woke e le sue dinamiche, sfruttando un setting storico altamente sensibile. La trama dello show gioca con l’idea di rendere ogni personaggio dell’alloggio segreto di Amsterdam rappresentativo di una specifica minoranza contemporanea: c’è Anna versione latina pansessuale, ma c’è la madre rappresentata come un’afroamericana, il padre neurodivergente e l’amichetto Peter diventa non-binario. Questa rappresentazione è usata come meccanismo per dare addosso alle discussioni contemporanee su razza, genere, orientamento sessuale, etc… L’autore dello spettacolo, che è egli stesso ebreo, ha difeso l’opera come un’operazione necessaria per esorcizzare l’uso talvolta retorico che si fa delle figure storiche.

La figura di Anna Frank ha un peso storico e culturale immenso in Germania, dove il ricordo dell’Olocausto è gestito con una serietà e una responsabilità uniche. La reazione dei media e dell’opinione pubblica tedesca allo show “Slam Frank” è stata di profondo sconcerto e, in molti casi, di indignazione. Per molti, la trasformazione di Anna Frank in uno strumento di satira sull’identità e la cultura woke è vista come una grave mancanza di rispetto per le vittime della Shoah. Si teme che lo spettacolo banalizzi la tragedia storica per fini comici o politici contemporanei. I media tedeschi, come Die Welt, hanno acceso un dibattito sulla linea sottile che separa la satira audace dall’offesa. Ci si chiede se esistano figure o eventi storici che dovrebbero rimanere al di fuori della sfera della parodia radicale.

La Germania è particolarmente sensibile a qualsiasi rappresentazione che possa distorcere o sminuire il dramma del nazismo. Lo show newyorkese è percepito come un’appropriazione culturale e storica che ignora il contesto reale della persecuzione.

Per comprendere pienamente l’origine di un’opera così provocatoria, è necessario tornare indietro di qualche anno, quando il dibattito sulla figura di Anna Frank si infiammò sui social media. All’epoca, un gruppo di attivisti per i diritti degli afroamericani sollevò una polemica accesa su Twitter, sostenendo che Anna Frank fosse, a tutti gli effetti, una “privilegiata in quanto bianca” e che avesse beneficiato del colonialismo. Questa prospettiva, che ignorava completamente la persecuzione subita in quanto ebrea, mirava a inserire la sua tragedia in una rigida gerarchia di oppressione basata esclusivamente sul colore della pelle.

Queste polemiche estreme e polarizzanti sui social media sono state citate dagli autori come l’ispirazione diretta per la creazione di “Slam Frank”. Lo show, quindi, non si limita a criticare il woke, ma attacca direttamente la tendenza a valutare ogni esperienza di sofferenza unicamente attraverso il prisma della propria identità, persino a discapito della verità storica dell’Olocausto!

Ed ecco quindi che nello show di Broadway Anna Frank diventa Anita Franco e rappa per far sì che le ragazze di origine sudamericana negli States possano sentirsi accettate, viste, che possano sentirsi incluse nella società. Uno show considerato di cattivo gusto da molti – basta vedere la serie di reazioni negative sulla pagina Instagram dello spettacolo – eppure, ogni sera si continua a registrare il tutto esaurito, tanto da prolungare lo spettacolo in calendario per altre due settimane! Come ha scritto il New York Times, nel musical Anne Frank è meno interessata ai nazisti e più alla sua realizzazione personale, un approccio che rimane difficile da digerire per molti spettatori, tedeschi in primis.

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